Attualità | | Contributi e imprenditoria femminile | Le Associazioni di rappresentanza della piccola e media impresa che partecipano al Comitato della legge 215/92 per l’imprenditoria femminile hanno chiesto alla commissione Bilancio del Senato della Repubblica di prevedere l’esclusione dei contributi previsti dalla legge 215/92 dagli effetti dell’articolo 52 della legge finanziaria.
Tale articolo, si ricorda, detta disposizioni in materia di fondi rotativi per le imprese e dispone che i contributi previsti dalle leggi, che concorrono alla formazione di detto fondo, siano trasformati per metà in contributi in conto interesse.
La richiesta è motivata, in particolare, vista l’imminente apertura del bando 2002 le cui procedure sono state perfezionate nel corrente mese.
| | La Cia alle tre giornate dedicate al miele italiano | Tre giornate di seminari, incontri e convegni, nell’ambito di Mielinumbria, si sono svolti dal 22 al 24 novembre a Foligno per promuovere e diffondere la qualità e la dolcezza del miele italiano. “Quando la natura è dolce” è stato appunto il tema delle iniziative patrocinate dal comune di Foligno e dall’Associazione delle “Città del miele” e con la collaborazione dell’Apau (Associazione produttori apistici dell’Umbria).
La Cia era presente all’iniziativa con il responsabile nazionale dell’Ufficio zootecnico Enzo Mastrobuoni, il quale, nella giornata del 23 novembre, è intervenuto sulle questioni relative alla politica agricola comunitaria legata alle produzioni agricole di interesse apistico.
“I tre passaggi fondamentali collegati alla politica agricola comunitaria -ha detto Mastrobuoni- e cioè allargamento, revisione e Wto non possono non avere forti riflessi anche sulla produzione apistica. La Cia ha espresso recentemente soddisfazione per l’importante decisione dell’Ue di riconoscere il miele come prodotto agricolo ed è impegnata a sostenere l’obiettivo della protezione comunitaria con Stg del miele vergine integrale. Ora, da questi tre inevitabili processi, ci si attende una più incisiva politica di rilancio delle nostre produzioni”.
“E’ auspicabile -ha proseguito- che dai nuovi assetti normativi della Politica agricola comune emergano indirizzi certi circa la difesa della qualità del nostro miele, un efficiente sistema di lotta alle frodi e una adeguata informazione del consumatore”.
Facendo poi riferimento ad un recente sondaggio, Mastrobuoni ha rilevato che la stragrande maggioranza dei cittadini chiede alla Pac di cambiare le modalità di sovvenzione degli agricoltori dell’Ue e garantire che i prodotti agricoli siano sani e sicuri.
“Quindi, è nostro compito -ha concluso- dare risposte concrete a questi cittadini attraverso un impegno costante volto alla sicurezza alimentare e alla valorizzazione delle produzioni di qualità. Tutto ciò sarà possibile anche attraverso una Politica agricola comune che punti al riequilibrio territoriale e produttivo e che sia orientata al rafforzamento strutturale delle nostre imprese”. (Settore politiche delle produzioni e di mercato)
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| Dal Territorio | | Firmato il nuovo accordo collettivo sui contratti agrari per la provincia di Alessandria | Il contratto di affitto è sempre stato uno strumento indispensabile per lo sviluppo delle aziende agricole e per il miglioramento dell’assetto fondiario caratterizzato ancora da una notevole polverizzazione degli appezzamenti di terreno.
Il contratto in deroga previsto dall’art. 45 della legge 203/82 si è dimostrato l’unico strumento capace di conciliare le esigenze della proprietà concedente e dell’impresa agricola affittante.
La Confederazione italiana agricoltori nel 1993 si rese conto della necessità di rendere omogenea l’attività di assistenza richiesta dalla legge e stipulò, con le altre organizzazioni professionali e la Proprietà Fondiaria il primo Accordo Collettivo in materia di Contratti Agrari in provincia di Alessandria, un insieme di norme dettate dall’esperienza maturata negli anni e dalla necessità di favorire lo sviluppo del contratto d’affitto e quindi dell’agricoltura alessandrina.
L’Accordo, uno dei primi ad essere stipulati in Italia, ha influito molto positivamente nei rapporti tra proprietari concedenti ed affittuari tant’è che da allora è stato rinnovato per due volte e tacitamente prorogato sino al 7 novembre scorso.
Negli scorsi mesi, la Cia con le altre Organizzazioni agricole e l’Associazione provinciale della Proprietà Fondiaria, anche alla luce dell’esigenza di rivedere e aggiornare alcune norme, ha avviato una serie di consultazioni che hanno portato alla stesura del nuovo Accordo che regolerà le affittanze agrarie in provincia di Alessandria per le prossime tre annate agrarie e cioè dall’11 novembre 2002 sino al 10 novembre 2005.
La sottoscrizione del nuovo Accordo è avvenuta lo scorso 11 novembre ed erano presenti il presidente della Cia di Alessandria Roberto Ercole ed il vicepresidente provinciale Carlo Ricagni.
Alla firma dell’accordo ha partecipato l’assessore provinciale all’Agricoltura Giuseppe Nervo.
La ricorrenza di San Martino, una data importante per l’agricoltura in quanto segna l’inizio di una nuova annata agraria, la coincidenza è senz’altro di buon auspicio così come è positiva la volontà delle Associazioni di continuare sulla strada di accordi mirati a favorire la formazione di unità produttive economicamente valide.
L’Accordo prevede due tipi di contratti, quelli di fondi rustici dotati di fabbricati, magazzini e stalle, che dovranno avere una durata da 6 a 9 anni ed i contratti di arrotondamento per appezzamenti senza strutture, complementari ad imprese agricole già con una loro dimensione. Per questi ultimi è prevista una durata non inferiore ai due anni.
L’Accordo prevede poi una serie di principi per quanto riguarda la determinazione del canone che dovrà essere commisurato alla fertilità, all’accorpamento, all’ubicazione del fondo, alle strutture produttive, alla dotazione di fabbricati.
Per quanto riguarda i vigneti il calcolo del canone sarà riferito ad una certa quantità delle uve prodotte, alla varietà dei vitigni, all’esposizione, al sistema d’allevamento, alla resa produttiva.
Articoli specifici riguardano le affittanze di terreni compresi in piani urbanistici e la possibilità di eseguire i miglioramenti.
E’ stata istituita, infine, una Commissione di indirizzo e vigilanza con la finalità di verificare il rispetto dell’Accordo, di discutere e risolvere problematiche particolari.
All’Accordo è allegata la tabella indicativa dei canoni differenziati per coltura e per giacitura dei terreni, con dei valori che rappresentano gli importi più ricorrenti ed ai quali occorre fare riferimento nella normalità.
| | La Cia dell’Umbria partecipa al convegno regionale sulla qualità e la sicurezza alimentare | “Nel nuovo modello di politica agricola l’agricoltura è inscindibile dai concetti di alimentazione sana e di qualità, di ambiente e, quindi, un certo tipo di politica agricola è anche politica alimentare”. Con queste parole l’assessore regionale all’Agricoltura della Regione Umbria, Gianpiero Bocci, ha dato inizio ai lavori del convegno sul tema “Sicurezza alimentare: educazione, salute e mercato” che si è svolto a Perugia lo scorso 22 novembre.
All’evento hanno preso parte, tra gli altri, il presidente del Consiglio regionale Carlo Liviantoni, il presidente della Giunta regionale Maria Rita Lorenzetti, numerosi docenti universitari come il prof. Alberto Gaiti, preside della facoltà di Veterinaria, il prof. Paolo Fantozzi della facoltà di Agraria, vari rappresentanti del mondo agricolo e l’assessore regionale alla Sanità Maurizio Rosi, che ha concluso i lavori.
Per la Confederazione italiana agricoltori ha partecipato Walter Trivellizzi, presidente regionale della Cia dell’Umbria.
L’iniziativa è stata promossa congiuntamente dai due assessorati regionali, quello all’Agricoltura e quello alla Sanità, perché non vi può essere prevenzione alla salute senza un accurato controllo delle produzioni.
“In Umbria -ha proseguito l’assessore Bocci- i produttori agricoli da sempre svolgono una politica volta alla valorizzazione della qualità. Proprio per questo la nostra regione è passata indenne dal problema della mucca pazza, grazie ad una mirata politica zootecnica che ha portato a sviluppare la filiera e la tracciabilità degli alimenti. C’è anche da ricordare che l’Italia è il secondo Paese dopo la Francia per produzioni che si fregiano di marchi di qualità. I nostri produttori, quindi, devono puntare sempre più ad aggiudicarsi le certificazioni dei prodotti e verso le produzioni biologiche. Solo se le aziende lavoreranno in questa direzione ci potranno essere per gli imprenditori agricoli ottime opportunità economiche e per i consumatori prodotti di qualità garantita”.
“E’ necessario -ha affermato Walter Trivellizzi nel suo intervento- per rispondere alle esigenze del consumatore ed assicurare un reddito maggiore agli agricoltori e agli altri soggetti delle diverse filiere, puntare sulla qualità certificata e non ingannevole, attraverso il collegamento delle produzioni alla storia, alla cultura e alle tradizioni dei territori di provenienza. Tale collegamento oggi può essere assicurato solo dai marchi comunitari Dop e Igp e in questo senso bisogna muoversi. La nostra regione sta percorrendo da tempo questa strada, per incrementarne il numero”.
“In un’epoca come quella attuale -ha concluso il presidente regionale della Cia- nella quale più che in passato la produzione alimentare è verificata e controllata, il consumatore, paradossalmente, chiede di avere garanzie e certezze sul cibo che consuma. L’Umbria in questo senso può dare ancora molto, soprattutto lavorando all’integrazione tra prodotto agricolo ed alimentare e territorio, sfruttando iniziative composite di turismo enogastronomico, di manifestazioni in cui trovino spazio paritetico elementi di cultura, di storia, di produzione locale e tradizionale”.
| | Riunione delle Associazioni pensionati del lavoro autonomo della Toscana | Le Associazioni dei pensionati aderenti alle organizzazioni del lavoro autonomo dei settori agricoltura, artigianato e commercio della Toscana, tra le quali l’Associazione pensionati della Cia regionale, si sono incontrate, nei giorni scorsi, in occasione di un seminario regionale presso la sala riunioni della Cna di Livorno. E’ stata questa la sede ideale per esaminare lo stato relativo alle politiche socio-assistenziali e sanitarie della Regione.
In una sala attenta e gremita, con i dirigenti ed i responsabili regionali e provinciali delle rispettive Associazioni dei pensionati, si sono sviluppati i lavori in un’intera giornata. Le relazioni introduttive hanno riguardato il Piano integrato sociale regionale 2002/2004 e la redazione dei Piani di zona, il Piano sanitario regionale 2002/2004, e le iniziativa che le Associazioni intendono sviluppare sul territorio a favore delle popolazioni anziane.
Su questa coincidenza temporale della programmazione, sull’unificazione della zona di riferimento degli interventi, sul significato di una programmazione su una area vasta, sull’alta integrazione, sulla partecipazione della Università di Pisa, Siena, Firenze si sono registrati molti interventi.
Si è sviluppato un ricco ed articolato dibattito, si sono approfonditi i contenuti dei Piani territoriali nella diffusa consapevolezza che i piani di zona elaborati per il 2002 e quelli che si predisporranno entro la primavera 2003 siano un’occasione irripetibile ed importante.
Non sono mancate, inoltre, specifiche richieste facenti capo ai bisogni delle fasce più deboli e con un’attenzione particolare al mondo degli anziani. Si è così potuto toccare con mano come qualsiasi intervento di sistema non può prescindere dalla partecipazione dei cittadini per i quali occorre accrescere la certezza dei diritti (carta di cittadinanza). La consultazione nella fase di elaborazione dei Piani di zona, la realizzazione di una concertazione tra i soggetti della rappresentanza sono sicuramente i criteri di autentica ed avanzata democrazia.
Si è ,poi, posto più volte l’accento sulla situazione della sanità in Toscana: pur con i conti in sostanziale equilibrio nel 2002, sussiste ancora la necessità di ulteriori razionalizzazioni.
E’ stata sottolineata ancora l’esistenza di una nuova attenzione per le aree rurali che, pur esprimendo in Toscana oltre l’80 per cento del territorio, registrano la presenza del 25 per cento della popolazione residente e sono penalizzate oltre che da limiti fisici, come le distanze, la viabilità minore, i trasporti rarefatti, anche dal sistema di accesso alle risorse per gestire l’esistente o per creare nuovi servizi.
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| Appuntamenti | | Incontro sulle donne e l’impresa agricola in Emilia Romagna | Un incontro per riflettere sulla quantità e sulla qualità della presenza femminile nel territorio regionale è quanto si propone l’Associazione “Donne in campo” della Cia dell’Emilia Romagna, che ha organizzato per il prossimo 27 novembre, alle ore 9.30, presso il Tatterton Pub di Ozzano dell’Emilia, l’iniziativa “Le donne e l’impresa agricola in Emilia Romagna”.
Si discuterà di una presenza femminile che sempre più accompagna la diversificazione dell’attività agricola, la multifunzionalità produttiva ed uno sviluppo locale mirato all’equilibrio sostenibile tra territorio rurale ed urbano.
Il programma dei lavori prevede i contributi di Paola Pula, responsabile regionale di “Donne in campo”, di Daniela Guerra, consigliere regionale all’Educazione alimentare ed orientamento ai consumi, di Marilù Bargossi, assessore provinciale all’Agricoltura di Forlì-Cesena, di Paola Bottoni, assessore provinciale alle Pari opportunità di Bologna, di Paola Ortensi, presidente nazionale dell’Associazione “Donne in campo”, di Giulio Fantuzzi, presidente della Cia Emilia Romagna e membro della Presidenza nazionale, di Gabriella Pirazzini di Telesanterno e di Alessandra Furlani, direttore di Agrimpresa.
L’iniziativa sarà arricchita da una mostra di prodotti tipici e dell’artigianato rurale curata dalle imprenditrici della Cia.
| | A Roma il seminario del Ceja | Si terrà a Roma dal 29 novembre al 1 dicembre prossimi, presso l’Hotel Princess, il seminario organizzato dal Ceja sul tema “Multifunzionalità: alibi o necessità?”, che sarà aperto dagli interventi dei presidenti delle Associazioni giovanili italiane e al quale parteciperà anche il ministro delle Politiche agricole Giovanni Alemanno.
I partecipanti, si stima che arriveranno oltre 150 giovani, si confronteranno sulle opportunità che un’agricoltura multifunzionale offre.
Il seminario si articola in tavole rotonde e momenti di approfondimento ai quali parteciperanno esperti, tra cui: Raquel Lucas dell’Università di Evora (Portogallo), Jukka Kola dell’Università di Helsinki, Pennacchi dell’Università di Perugia, Jan Douwe van der Ploeg dell’Università di Wageningen (Germania).
Nel corso dell’iniziativa saranno anche illustrate quattro differenti esperienze europee di giovani titolari di aziende multifunzionali; tra questi Maurizio Pagliarani, associato dell’Agia-Cia e titolare dell’azienda agricola “Clorofilla” che si trova a Mercato Saraceno (Forlì).
L’ultima giornata dei lavori, domenica 1 dicembre, sarà dedicata a visitare aziende agricole site nell’area dei Castelli Romani.
La delegazione italiana presenterà un documento unitario di analisi e proposte sulla questione della multifunzionalità, dal quale scaturisce che essa per i giovani agricoltori non è né un’alibi, né una necessità, ma una concreta opportunità.
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| Congresso | | Verso la III Assemblea congressuale della Cia | Reggio Emilia
Si è tenuta tra il 21 ed il 22 novembre scorsi la terza Assemblea congressuale della Cia provinciale di Reggio Emilia, che ha analizzato le prospettive del settore agricolo in un’ottica di rafforzamento della rappresentanza delle imprese per un’agricoltura nuova sempre più aderente alla domanda di qualità e di sicurezza che proviene dal mondo dei consumatori.
L’Assemblea, conclusa da un intervento di Giuseppe Politi, della Presidenza nazionale, ha eletto gli organi dirigenti della Cia provinciale, destinati a durare quattro anni, riconfermando nel ruolo di presidente Ivan Bertolini, giunto al suo terzo mandato consecutivo, ed ha inoltre designato i delegati all’Assemblea regionale.
Il Congresso è stato aperto, nella giornata del 21 novembre -presente il presidente regionale della Cia e membro della Presidenza nazionale Giulio Fantuzzi e sotto la presidenza di Roberta Rivi- da una relazione di Ivan Bertolini, seguita dagli interventi di numerosi ospiti, tra i quali, il vice presidente della provincia Sonia Masini, l’assessore all’Agricoltura Marco Prandi, il presidente della Camera di Commercio Aldo Ferrari, il direttore del Consorzio Parmigiano Reggiano Leo Bertozzi, numerosi esponenti delle altre organizzazioni, del mondo cooperativo e dell’associazionismo agricolo.
Nel corso del Congresso e nei suoi documenti conclusivi sono stati trattati numerosi problemi, dalla Politica agricola comune europea, all’allargamento dell’Ue -che va considerata secondo la Cia più dal punto di vista delle opportunità che dei rischi- con una particolare attenzione all’ambiente rurale, alla sua preservazione e valorizzazione. Un problema -come ha sostenuto Politi- sottovalutato dalla politica e dalle istituzioni e che, invece, merita interventi e azioni mirate in quanto rappresenta un bene per l’intera collettività.
Un’attenzione particolare da questo punto di vista è stata posta ai problemi delle zone di montagna della provincia di Reggio Emilia, dove l’agricoltura rappresenta un presidio fondamentale dell’economia e del territorio, un’attività che va incoraggiata sia con il mantenimento di servizi efficienti, sia incentivando la differenziazione produttiva verso direzioni che non sia solo la zootecnia da latte.
Per la stessa zootecnia la Cia provinciale ha sottolineato, nel corso dei lavori, l’esigenza di una realizzazione di interventi strutturali come ristrutturazioni ed unificazioni delle latterie, di un progetto di commercializzazione del Parmigiano Reggiano che aggreghi quote significative di prodotto per superare le attuali debolezze dei produttori sui mercati e di un rinnovamento degli statuti cooperativi che consenta di dare più peso alle imprese socie. Si è parlato, inoltre, anche di quote latte, per le quali la Cia continua a chiedere una soluzione politica dei problemi legati a molte annate trascorse.
Non è mancato neppure il tema del latte “in nero” e si è ribadito con forza che vanno colpite le frodi e va fatta pulizia dato che questi fenomeni penalizzano gli agricoltori.
Anche per il settore vitivinicolo, che pure secondo la Cia di Reggio, sta attraversando una fase di ottimismo, sono state sottolineate le esigenze di ristrutturazione e riconversione, in larga parte già avvenute nei vigneti, ma che devono investire maggiormente anche le cantine per rafforzare l’intero settore.
Ancora notevole attenzione ha avuto, infine, il tema della sicurezza alimentare, rispetto alla quale la Confederazione ritiene possa essere un beneficio per tutte le produzioni di qualità del Paese.
In ultima istanza, particolare attenzione è stata dedicata al tentativo di rilanciare un proficuo dialogo tra le confederazioni agricole, strumento considerato fondamentale per rafforzare la rappresentanza del mondo agricolo.
Frosinone
Si è svolta a Sora lo scorso 23 novembre, presso la Sala Convegni dell’Olimpus, la terza Assemblea congressuale della Cia provinciale di Frosinone.
Grande la partecipazione ai lavori che, presieduti dal vicepresidente provinciale Valerio Calderoni, sono stati conclusi dall’intervento del presidente nazionale della Confederazione Massimo Pacetti.
Al congresso erano presenti, tra gli altri, il direttore dell’Unione provinciale agricoltura Franco Baldassarre, il direttore dell’Unione industriale Marcello Bertone, il direttore del Cna Massimiliano Ricci, il segretario provinciale dei Ds Mauro Buschini ed il presidente della Camera di Commercio Augusto Pigliacelli.
Dopo il saluto delle autorità presenti e la relazione del presidente uscente Mario Mancini, che ha fatto il punto sulla situazione attuale del comparto e sulle prospettive di sviluppo dello stesso a livello locale e nazionale, si sono svolte le votazioni per il rinnovo della presidenza e delle altre cariche dirigenziali della Cia di Frosinone.
I centotrenta delegati hanno riconfermato, per i prossimi quattro anni, alla guida dell’organizzazione provinciale il presidente uscente Mario Mancini, il quale, nel ringraziare l’Assemblea, ha ribadito che continuerà nelle iniziative già avviate sul territorio ciociaro finalizzate al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro degli agricoltori, che, malgrado le difficoltà degli ultimi anni, sono riusciti in maniera eccellente ad elevare la qualità delle loro produzioni.
Mancini ha, inoltre, ribadito la necessità di recuperare e riconvertire a fini agricoli i siti industriali dismessi, consacrando definitivamente la Ciociaria come polo do attrazione turistica anche grazie al suo immenso patrimonio enogastronomico.
Nel suo intervento, Massimo Pacetti ha sottolineato l’importanza che assume la prossima Assemblea congressuale della Cia che avrà per tema “Una più forte rappresentanza per un progetto riformatore dell’agricoltura italiana ed europea”.
Il presidente della Cia ha evidenziato che oggi l’agricoltura vive un momento di grandi trasformazioni e che è urgente una politica più attenta alle esigenze degli agricoltori e delle imprese. Una politica mirata, con precisi interventi che consentano alle imprese di proseguire con forza sulla strada della qualità e della competitività.
Parma
Saranno circa 170 i delegati della Cia che a Parma, nelle giornate di venerdì 29 e sabato 30 novembre prossimi, presso il Centro Cavagnari in via Spezia, daranno vita ai lavori della terza Assemblea congressuale provinciale. Sarà questa l’occasione di un confronto con esponenti delle autorità pubbliche, delle istituzioni locali e del mondo agricolo, ma anche la sintesi di un dibattito avviato su tutto il territorio provinciale attraverso le dieci assemblee zonali.
Il presidente provinciale della Cia di Parma, Roberto Berini, ha in questo modo potuto raccogliere indicazioni ed umori, dissensi e proposte utili per avviare un dibattito congressuale. Nella sua relazione non mancheranno, inoltre, riferimenti sull’ultima annata agraria: tutta negativa per il Parmigiano Reggiano, il pomodoro da industria e il settore bieticolo.
Inevitabili anche le critiche al Governo per una legge finanziaria dove le risorse disponibili per l’agricoltura sono state utilizzate nella misura di un terzo, per pagare le multe della Comunità europea sulle quote latte. Tutto questo mentre emergono numeri sconcertanti sul latte entrato in nero nella Pianura Padana a fianco di quello legalmente prodotto.
Esiste allora una volontà politica di fermare questa illegalità diffusa? Non è giunto il momento di ridare fiducia e sostegno ad una zootecnia in stato di crisi? Non sono certo domande facili queste, ma una risposta è dovuta alla stragrande maggioranza dei produttori onesti che garantiscono prodotti di eccellenza, a partire dalla provincia.
Saranno questi ed altri i temi di un’Assemblea che vuole riportare l’impresa agricola in una posizione di centralità all’interno di un rapporto fiduciario tra consumatori e produttori per il benessere dell’intera collettività.
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