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NUOVA AGRICOLTURA 2002-11-18
 
 
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Attualità

La “Giornata della Terra”: la “Fondazione Abc” celebra a Capaccio i 50 anni della Riforma agraria.
Una iniziativa di valore culturale e storico ben riuscita. la “Giornata della Terra”, organizzata domenica 17 novembre a Capaccio dalla “Fondazione Avolio-Benigno-Cia per il progresso dell’Agricoltura” in collaborazione con la locale Amministrazione comunale, è stata senza dubbio una manifestazione di spessore che ha permesso di inquadrare ed analizzare in maniera chiara uno degli avvenimenti più significativi dal secondo dopoguerra ad oggi per l’agricoltura italiana: la Riforma agraria.

La “Fondazione Abc” ha scelto questa importante pagina della storia del nostro Paese degli ultimi 50 anni come prima iniziativa della sua attività. Con essa, che ha avuto carattere storico e politico, si è inteso riaffermare il valore democratico della lotta contro il latifondo e la funzione decisiva di un’agricoltura moderna per lo sviluppo equilibrato -territoriale, produttivo e sociale- del Paese.

La scelta di Capaccio è stata dettata dal fatto che, proprio nella Piana del Sele, in provincia di Salerno, la Riforma agraria ebbe uno degli epicentri più significativi.

Con l’iniziativa si è inteso, altresì, segnalare l’attualità del rapporto “riforme-sviluppo” e sollecitare un impegno più coerente, di tutte le forze in campo, per il rilancio del Mezzogiorno e l’ammodernamento dell’agricoltura, due leve che possono aiutare il Paese ha costruire un avvenire migliore.

Con la manifestazione si è dimostrata anche la validità della linea delle forze di progresso che, allora, giustamente, affermavano che le riforme non sono rivendicate solo nell’interesse dei lavoratori, ma per favorire lo sviluppo generale della società e della sua crescita civile, cioè per migliorare, a vantaggio di tutti, la qualità della vita.

La Riforma agraria, infatti, liberando nuove forze produttive, ha favorito la trasformazione dell’Italia, che oggi si colloca fra i Paesi più industrializzati del mondo. Contemporaneamente l’agricoltura, valorizzando l’impresa, si è evoluta ed è ora la prima in Europa per valore aggiunto, garantendo per oltre il 92 per cento la copertura del fabbisogno alimentare italiano.

Ai lavori del convegno, presieduti dal presidente della Cia Campania Aniello Troiano, sono intervenuti il presidente nazionale della Cia Massimo Pacetti, il presidente della “Fondazione Abc” Giuseppe Avolio, il sindaco di Capaccio Pasquale Marino, il direttore dell’Ersac Raffaele Beato, l’ex ministro dell’Agricoltura sen. Michele Pinto, l’on. Abdon Alinovi e Salvatore Paolino, già sindaco di Capaccio.

L’incontro, che ha permesso di focalizzare attraverso qualificati interventi le vicende di 50 anni fa legate alle prime azioni della Riforma agraria, è stato aperto dal discorso del sindaco Marino, che ha posto l’accento sull’importanza che ha avuto questa Riforma nella vita degli agricoltori del nostro Paese. E’ seguito l’intervento di Salvatore Paolino che si è soffermato sui vari aspetti e problemi che l’azione della Riforma ha avuto nel secondo dopoguerra. Il direttore dell’Ersac Beato ha, invece, analizzato l’azione degli enti di sviluppo e il loro rapporto con i contadini. Da parte sua, il sen. Pinto ha evidenziato come la Riforma agraria ha rappresentato la leva principale per il progresso equilibrato dell’Italia. L’on. Alinovi, che ha ricordato alcune delle pagine più importanti della Riforma, sia sotto l’aspetto sociale che politico, si è soffermato sull’unione che ha visto il nord e il sud dell’Italia nella lotta per la terra e la libertà.

Il presidente della Cia Pacetti ha, invece, affrontato, proprio partendo dalla Riforma agraria, il ruolo che l’agricoltura ha assunto per il progresso in Italia e in Europa.

Pacetti ha evidenziato il forte contributo che l’agricoltura, pur attraverso grandi e complesse trasformazioni, ha avuto nell’evoluzione socio-economica del Paese. E’ stato un apporto importante e per certi aspetti decisivo. Il mondo agricolo ha interpretato, e in certi casi anticipato, il cambiamento. E’ riuscito a vincere, proprio sull’onda degli avvenimenti degli anni immediatamente seguenti al secondo dopoguerra, a vincere sfide cruciali e a svolgere una funzione sia equilibratrice che portatrice concreta di iniziative, proposte e risposte alle mutate esigenze di una nazione che è divenuta una delle protagoniste a livello mondiale.

Il presidente della Cia ha ricordato che i mutamenti in agricoltura coinvolgono i processi produttivi, le politiche e le relazioni con il mercato: dalla “rivoluzione verde” alle biotecnologie, dall’allargamento ed approfondimento dell’Unione europea alla revisione della Politica agricola comune, alla riforma dello Stato in senso federalista; dal progressivo abbandono delle politiche protezionistiche alle nuove regole dell’organizzazione mondiale per il commercio. Sono cambiamenti, questi, che impongono adattamenti per le imprese e le loro organizzazioni economiche e di rappresentanza, che si intrecciano con quelli che interessano i vari livelli istituzionali.

Oggi, come 50 anni fa, occorre -ha concluso Pacetti- vincere un’altra importante sfida che vede in prima linea gli agricoltori e le loro imprese che devono diventare competitive e proseguire sulla strada della qualità.

Nelle sue conclusioni, l’on. Avolio ha sottolineato che nella fase delicata, economica e politica, che attraversa l’Italia e molti altri Paesi del mondo, appare utile e opportuna una riflessione sulla funzione decisiva di un’agricoltura moderna, fondata sull’impresa, per una prospettiva di sviluppo equilibrato, territoriale, economico e sociale, base per il progresso democratico di ogni Paese.

Oggi, a 50 anni di distanza, appare -ha aggiunto Avolio- più nitida e netta la validità di quelle lotte che rivendicavano la Riforma agraria non solo nell’interesse immediato delle forze sociali interessate, i braccianti ed i contadini senza terra, ma per favorire lo sviluppo economico generale dell’Italia e la sua crescita civile e democratica.

L’iniziativa della “Giornata della Terra” -ha rilevato il presidente della “Fondzione Abc”- nasce dall’esigenza di una riflessione, culturale e politica, sul valore delle lotte e iniziative di quel tempo e dalla consapevolezza dell’importanza dei traguardi raggiunti, nonché per sottolineare, in modo positivo, il rapporto diretto tra riforme e sviluppo, tra sviluppo e progresso.


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Dal Territorio

Brindisi: riunione sui danni provocati da grandine e piogge nell’annata 2002.
Nei giorni scorsi è stata convocata dal vicepresidente della Provincia di Brindisi, con delega alle Attività produttive, una riunione con i responsabili dell’Ispettorato provinciale dell’Agricoltura e delle organizzazioni professionali agricole, Cia, Unione provinciale agricoltori e Coldiretti, per discutere della delimitazione del territorio provinciale per i danni provocati dalla grandine e dalle piogge torrenziali nell’annata 2002.

Nel corso dei lavori sono stati illustrati i risultati dei sopralluoghi e delle valutazioni riportate dai diversi Uffici agricoli di zona. E’ stato rilevato che, benché le precipitazioni calamitose di fine estate si siano verificate su quasi tutto il territorio provinciale, i differenti ordinamenti colturali prevalenti nei suoi vari distretti fanno si che non vi sia omogeneità nel dato della percentuale di Produzione lorda vendibile perduta. Perciò, mentre nei comuni della zona sud della provincia, dove vi è una forte presenza della vite o anche del tabacco, si supera la percentuale del 35% di Plv perduta, nei comuni dove vi è forte la presenza del carciofo si ha difficoltà a quantificare un danno di tale portata., dato che tale coltura non si è potuta che giovare delle precipitazioni nel periodo indicato, per merito del dilavamento del sale accumulato nel terreno a causa degli interventi irrigui con acque non idonee e per l’allargamento che avrebbe ridotto la popolazione di arvicole. Difficoltà di superamento della soglia di danno del 35% si prevedono anche nei comuni a prevalente ordinamento olivicolo.

La Confederazione italiana agricoltori ritiene che l’incidenza degli eventi calamitosi in oggetto sulla riduzione di produzione per la coltura dell’olivo si presenti tutt’altro che trascurabile, fattore questo che si andrà ad aggiungere ad un’annata che si presenta già molto difficile per il settore. E’ necessario ed inevitabile che le strutture preposte si adoperino ad una verifica di ciò, applicando quanto riportato nella legge 185.

Rimane, quindi, aperto un contatto con le organizzazioni professionali agricole e l’Ispettorato provinciale dell’Agricoltura, al fine di definire, nella maniera più precisa ed attenta a quelle che sono le condizioni in cui si trovano a versare le aziende agricole della provincia, le zone che potranno entrare nella delimitazione delle aree danneggiate dalle calamità dell’annata 2002.


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A Camponogara incontri su “La legislazione sulle macchine agricole”.
Su 41 milioni di veicoli italiani circolanti, ben 3 milioni sono costituiti da macchine agricole. Gli incidenti stradali che ogni anno coinvolgono macchine agricole e veicoli speciali sono circa 1.300, con 50 morti e oltre 500 feriti sulla sola rete stradale pubblica.

In provincia di Venezia la statistica dell’Ufficio regionale Uma (Utenti motori agricoli) indica in oltre 10.000 le motrici agricole circolanti.

Su questi importanti dati si è svolto, il 14 novembre scorso a Camponogara, la Cia di Venezia, in collaborazione con il Comando di Polizia Municipale, un incontro di aggiornamento per gli agenti di polizia municipale. Il 13 novembre, sempre a Camponogara, si è tenuto un primo incontro su “Il Codice della strada e la circolazione delle macchine agricole”, che ha visto la partecipazione di tutta la popolazione e degli agricoltori.

Ai lavori hanno partecipato, tra gli altri, l’Ispettore Andrea Dametto, Comandante della Polstrada di San Donà, e Diego Trolese, Capo del Comando della Polizia Municipale di Camponogara.

Molto apprezzate da agenti e utenti della strada le indicazioni tecniche emerse per il miglioramento delle condizioni di sicurezza degli operatori e lo snellimento della viabilità pubblica, tanto che il presidente provinciale della Cia, Mario Quaresimin, si è impegnato a sviluppare la tematica anche predisponendo appositi opuscoli informativi da distribuire agli interessati.

I dati inerenti la circolazione dei mezzi agricoli sono stati forniti da Fabio Bego, Coordinatore del Consiglio regionale Unipol, compagnia assicurativa partecipata da Cia, Cna, Confesercenti, Lega Cooperative, Cgil, Cisl e Uil, che ha recentemente promosso l’Associazione Sicurstrada per iniziative didattiche in tema di viabilità e sicurezza sulle strade.


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Appuntamenti

Convegno del Cipa-at Lombardia su “La fattoria a scuola. Modelli didattici di esperienze agricole ne
Nelle attività didattiche della scuola elementare sta assumendo sempre maggiore rilievo la conoscenza dell’agricoltura e dell’ambiente, attraverso esperienze dirette in cascina e a contatto con la natura.

Per organizzare questo tipo di attività, supportandole con adeguati strumenti educativi, il Cipa-at della Lombardia, in collaborazione con la scuola elementare “Rinnovata” Pizzigoni di Milano e l’Associazione “Donne in campo” ha realizzato un progetto di Fondo sociale europeo i cui risultati verranno presentati nel corso di un convegno che si terrà a Milano il prossimo 20 novembre alle ore 16.30, sul tema “La fattoria a scuola. Modelli didattici di esperienze agricole nella scuola elementare”.

Ai lavori parteciperanno i realizzatori del progetto, rappresentati delle istituzioni pubbliche, pedagogisti e imprenditori agricoli impegnati nell’attività delle “fattorie didattiche”.

Il progetto, realizzato da Cipa-at Lombardia, che ha portato alla creazione di unità didattiche destinate alle scuole elementari (saranno disponibili sul sito internet www.cialombardia.org/fattoriascuola), si inserisce in una più ampia attività svolta dalla Confederazione italiana agricoltori, anche attraverso i suoi enti e associazioni nell’ambito delle iniziative di “Scuola in fattoria”. Iniziative che costituiscono anche una concreta realizzazione del protocollo d’intesa sottoscritto fra la Cia e il ministro dell’Istruzione per la promozione e la diffusione della cultura del territorio legato alle attività agricole.


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Documenti

Incontro della delegazione italiana Ceja.
Domani 19 novembre alle ore 10.30, presso la sede della Cia, si terrà l’incontro della delegazione italiana Ceja in preparazione del Seminario Ceja sul tema “Multifunzionalità: alibi o necessità” che si terrà a Roma dal 29 novembre al primo dicembre prossimo.

Ai lavori, in rappresentanza dell’Agia parteciperanno Gianluca Cristoni, Rossana Zambelli, Roberto Scalacci, Elena Coati, Guido Rapetti ed Alberto Mancini, i quali, porteranno all’attenzione della riunione il documento sulla multifunzionalità discusso durante il seminario svolto a Roma il 9 e 10 novembre scorso, che di seguito riportiamo.


Documento sulla multifunzionalità


Il termine “multifunzionalità” fa riferimento alle numerose funzioni che l'agricoltura svolge: la produzione di alimenti e fibre, la sicurezza alimentare, la salvaguardia dell'ambiente, il sostegno all'occupazione, il mantenimento di attività economiche nelle zone a basso insediamento, lo sviluppo rurale. In altre parole, oltre alla produzione di alimenti e materie prime, l’attività agricola dà luogo ad un insieme di funzioni secondarie.

L’agricoltura multifunzionale determina nella società una maggiore consapevolezza del ruolo che il settore primario svolge nella tutela e nello sviluppo delle aree rurali.

I giovani imprenditori, sensibili a cogliere tutte le innovazioni che scaturiscono da un nuovo modello di agricoltura, ritengono fondamentale l’attuazione di strumenti operativi finalizzati a sviluppare un’agricoltura multifunzionale: piani di sviluppo locale, contratti territoriali.

L’Ue ed altri paesi europei mettono innanzi tutto l’accento sul ruolo cruciale dello sviluppo rurale come difesa delle aree svantaggiate e a rischio di spopolamento, grazie soprattutto alla possibilità di diversificare i redditi e creare alternative di occupazione, al di fuori dell'attività agricola in senso stretto.





Le aziende agricole sono chiamate a nuove responsabilità di fronte alla società: alla domanda di alimenti si aggiungono nuove aspettative, l’occupazione, la tipicità, la protezione dell’ambiente, un equilibrato sviluppo territoriale.


L’agricoltura multifunzionale è la risposta a queste nuove aspettative della società: ad essa corrispondono imprese che, contemporaneamente, contribuiscono alla produzione alimentare ma anche alla protezione ed alla riproduzione delle risorse naturali, all’occupazione e ad uno sviluppo equilibrato del territorio. E’ una visione dell’agricoltura per la quale la tutela ambientale, l’identificazione dei prodotti, il benessere animale non sono considerati vincoli ma potenziali vantaggi economici per le imprese. Allo Stato è chiesto un intervento finanziario come contropartita degli impegni assunti dall’agricoltore nell’interesse della collettività.

La multifunzionalità costituisce un’affermazione di principio che si ritrova nei documenti dell’Unione europea, da Agenda 2000 al Trattato (articoli 158 e 174) e nazionali, la legge di orientamento e la piattaforma programmatica per gli interventi in agricoltura sottoscritta tra il Governo e le organizzazioni agricole. A tali affermazioni di principio non hanno, tuttavia, fatto seguito, finora, conseguenti atti concreti.

La valorizzazione di un’agricoltura multifunzionale dovrebbe avere come presupposto un maggiore bilanciamento ed integrazione tra obiettivi di efficienza economica, di sostenibilità ambientale e di sviluppo rurale. Ciò, sul piano operativo, dovrebbe tradursi in: un sostanziale abbandono della logica di accompagnamento che ha finora ispirato le misure agro ambientali della Pac; un approccio territoriale delle politiche di intervento, tenuto conto che tale approccio è più funzionale al perseguimento di obiettivi di tutela ambientale e di sviluppo locale.

La valorizzazione della multifunzionalità dell’agricoltura presuppone, pertanto, un’innovazione sia nei sistemi di produzione e nell’organizzazione aziendale sia nelle politiche agricole.


La multifunzionalità è concettualmente diversa dalla pluriattività e dall’agricoltura eco-compatibile


Nel merito:


- La multifunzionalità si basa su un progetto con il quale l’agricoltore s’impegna a svolgere un’attività agricola destinata, nel medesimo tempo, sia alla produzione di alimenti ed alla creazione di ricchezza, sia alla protezione ed alla gestione delle risorse naturali, alla tutela del paesaggio, alla conservazione della biodiversità, al riequilibrio territoriale all’occupazione. Essa presuppone un’innovazione dell’organizzazione dell’impresa e delle tecniche produttive dalle quali deriva un incremento di valore aggiunto. La multifunzionalità si accompagna a processi riorganizzativi secondo i quali l’azienda fa propri, sempre più, funzioni e processi un tempo non consentiti e delegati a soggetti terzi.

- La pluriattività deriva anch’essa da processi di riorganizzazione aziendale in base ai quali le aziende rivolgono verso l’esteRno fattori e funzioni produttive (contoterzismo) e diversificano le fonti di reddito (part-time). Essa consente lo svolgimento di attività (agricole od extra agricole) esterne all’azienda, che prescindono dalla riorganizzazione dei processi produttivi.

- L’agricoltura ambientale esplica, fondamentalmente, attività a sostegno e manutenzione dell’ambiente naturale. La multifunzionalità interessa attività che traggono linfa vitale proprio da un ambiente ben ordinato e ben tutelato, riuscendo a riappropriarsi, attraverso il mercato, dei benefici economici derivanti dai servizi che fornisce. Essa può, quindi, considerarsi, in parte, un indotto delle attività di tutela ambientale, e non tanto un effetto esterno da esser generato. L’agricoltura attraverso la multifunzionalità soddisfa le nuove aspettative della società al fine di trovare nuove fonti di remunerazione commerciale e soprattutto una legittimazione degli aiuti pubblici che essa riceve. Inoltre, un’agricoltura multifunzionale, contribuisce a legare la politica agricola al territorio ed alle dinamiche territoriali e sociali. Per questo rappresenta la base di un’alleanza tra gli agricoltori e le popolazioni rurali, tra gli agricoltori e la società nel suo complesso.


La politica agricola dovrà legarsi al carattere multifunzionale dell’agricoltura


Nella dimensione di agricoltura multifunzionale, alcuni beni e servizi prodotti non corrispondono ad un interesse diffuso ma ad una domanda individuale e, quindi, possono essere agevolmente remunerati dal mercato. E’ il caso, per esempio, delle produzioni di qualità certificata, delle produzioni tipiche e a denominazione di origine, dell’offerta agrituristica.

Alcuni beni e servizi corrispondono invece ad una domanda collettiva. Essi, quindi, non possono essere integralmente remunerati dal mercato e richiedono, pertanto, un intervento finanziario diretto dello Stato in ragione del beneficio che la collettività, nel suo complesso, riceve. Rientrano in questa categoria le azioni di tutela ambientale, della biodiversità, di difesa del territorio, la conservazione unita alla riscoperta ed alla valorizzazione delle tradizioni oltre alle azioni di educazione ambientale.

Alle nuove aspettative e sensibilità della società si risponde non mediante nuovi vincoli ma offrendo opportunità: il rapporto tra lo Stato ed i giovani agricoltori, che s’impegnano ad innovare i loro sistemi di produzione, deve essere organizzato su base contrattuale.

Le conseguenze operative di tale scelta dovrebbero essere: tutti i giovani agricoltori sono chiamati a rispettare obbligatoriamente alcuni standard ambientali definiti dalla legge. A tale livello di base corrisponderebbe il riconoscimento dei diritti dei cittadini ad avere acqua ed aria pulita, un ambiente ed alimenti sani ecc. Oltre questo livello si collocano i comportamenti volontariamente adottati che producono benefici per la collettività in termini ambientali e paesaggistici e per i quali è ragionevole ipotizzare un riconoscimento in termini finanziari da parte dello Stato (es. diminuzione volontaria degli Uba)

I servizi ambientali resi, i benefici per la collettività e l’erogazione dei conseguenti pagamenti dovrebbero essere, il più possibile, individuabili e misurabili.


Il contratto territoriale è lo strumento con il quale lo Stato riconosce il ruolo multifunzionale dell’agricoltura


Riconosce, cioè la funzione positiva dell’attività agricola rispetto all’ambiente ed allo sviluppo rurale, riconosce e remunera le azioni riguardanti la gestione del paesaggio, la conservazione della biodiversità, e degli habitat naturali, l’offerta di servizi agrituristici ricreativi, le scuole in fattoria.

Ciascun contratto dovrebbe contenere indicazioni sui seguenti punti principali: le azioni che il giovane imprenditore si impegna a compiere in un determinato periodo; il contributo pubblico in termini di servizi e di erogazioni monetarie; le sanzioni da applicare in caso di mancato rispetto del contratto.

Il contratto territoriale persegue obiettivi sia economici ed occupazionali aziendali, sia di sviluppo dello spazio rurale.

Rientrano nel primo segmento le azioni riguardanti: l’integrazione nelle filiere di qualità (tracciabilità, sistemi di qualità, agricoltura biologica ecc.), la produzione di materiali a destinazione energetica, la creazione di nuove strutture di produzione, gli investimenti, la valorizzazione del prodotto (vendite diretta), lo sviluppo del turismo rurale, il mantenimento e la creazione di occupazione qualificata.

Rientrano nel secondo segmento: la lotta contro l’erosione, la difesa delle falde idriche, la conservazione della biodiversità.

L’agricoltura multifunzionale diventa protagonista delle strategie di sviluppo rurale


Il Piano di Sviluppo Locale dovrebbe essere lo strumento più idoneo per affrontare tutti gli aspetti evidenziati, integrando tutte le risorse finanziarie disponibili ai diversi livelli (Ue, Stato, Regioni) e coordinando le azioni di tutti gli operatori economici che agiscono sul territorio. Così concepito, il piano rappresenterebbe la concreta applicazione del principio di sussidiarietà.

Le Istituzioni devono innovarsi per rispondere alle nuove esigenze progettuali e finanziarie del Piano di Sviluppo Locale, velocizzando la capacità di spesa.

Fattori di successo del Piano di Sviluppo Locale sono: formazione professionale, efficacia della ricerca che sempre deve collegarsi ai bisogni dell’agricoltura ed a cui deve trasferire i risultati, oltre all’innovazione tecnologica.

Infine, la multifunzionalità, comporta, un ampliamento della nozione di attività di impresa e la conseguente modifica della legislazione fiscale, per renderla compatibile.


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Congresso

Verso la III Assemblea congressuale della Cia.
Dopo l’Assemblea provinciale della Cia di Caserta, che si è svolta il 16 novembre scorso con la partecipazione del vicepresidente nazionale Alfonso Pascale, gli appuntamenti che riguardano le altre province della regione Campania, in vista del Congresso nazionale della Cia del 17, 18 e 19 dicembre si susseguiranno nei prossimi giorni.

Il 22 novembre a Napoli si svolgerà l’Assemblea congressuale provinciale, con la partecipazione del presidente nazionale della Cia Massimo Pacetti; il 28 novembre a Salerno, con la presenza di Alberto Giombetti, presidente del patronato Inac; il 30 novembre ad Avellino, con la partecipazione di Giuseppe Politi, membro della Presidenza nazionale della Cia e il 7 dicembre a Benevento, dove interverrà Paolo De Carolis, vicepresidente nazionale della Confederazione.


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